Associazione Nazionale Magistrati - Comunicati

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23/12/2013  - Discorso del Presidente Frasca alla delegazione del CSM recatasi a Palermo in data 20.12.2013
Signor Presidente, Signori Consiglieri,
a nome della Giunta sezionale dell'Associazione Nazionale Magistrati che ho l’onore di presiedere porgo il saluto dei Magistrati del distretto e rivolgo un sincero e sentito ringraziamento perché già la presenza in questo Palazzo di Giustizia è una straordinaria attestazione di solidarietà ed una autentica testimonianza della sensibilità che il Consiglio Superiore della Magistratura ha inteso manifestare, anche in quest'occasione, per la gravità delle vicende che da qualche tempo interessano il nostro distretto.
Ogni fase della storia ha le proprie peculiarità e si caratterizza per le proprie specificità; tuttavia per i Magistrati palermitani è ancora aperta, e probabilmente non si rimarginerà mai, la profonda ferita lasciata dalla stagione delle stragi, che vorremmo che appartenesse solo al passato e che invece, come un incubo, torna ad affacciarsi pericolosamente all'orizzonte.
Abbiamo appreso dai mezzi di informazione dell'esistenza di progetti stragisti che vedono come bersaglio alcuni Magistrati della Procura della Repubblica di Palermo, ed in modo particolare il Sostituto Procuratore Nino Di Matteo, al quale, anche in questa occasione, ribadiamo la nostra incondizionata, piena e fraterna solidarietà, affinché avverta, soprattutto in momenti così drammatici, la vicinanza di tutti i Magistrati.
Sulla vicenda sono in corso indagini da parte della competente Autorità giudiziaria e noi non siamo in grado di esprimere, né, in ogni caso, intendiamo farlo, alcuna valutazione, così come non intendiamo interferire in alcun modo su indagini o procedimenti in corso: il riserbo ed il rispetto della funzione giudiziaria sono principi ai quali sentiamo di ispirarci, nella consapevolezza che si tratta di doveri che discendono dall'etica della funzione ancor prima che di obblighi che nascono dalla legge.
Siamo certi che nelle indagini sarà profuso il massimo impegno per l'accertamento dei fatti e per decifrare gli scenari inquietanti e le dinamiche a tinte fosche in cui gli stessi sembrano inserirsi.
Tuttavia, non possiamo non esprimere vivissima preoccupazione per la gravità dei progetti di morte ripetutamente preannunciati dal detenuto Salvatore Riina durante le conversazioni intercettate, che purtroppo hanno trovato involontaria amplificazione in conseguenza della fuoriuscita delle relative notizie dal segreto investigativo, in tal modo finendo per incidere negativamente sull'attività d’indagine nell’ambito della quale era stata disposta l’intercettazione ambientale, ma, altresì, determinando oggettivamente l’effetto abnorme di corroborare il ruolo verticistico del Riina nell’ambito di Cosa Nostra.
Colpisce poi la circostanza che il dichiarato intendimento di eliminare Nino Di Matteo, corredato da elementi che ne prospettavano la imminenza e ne indicavano anche i possibili luoghi di attuazione, ha determinato la inedita conseguenza della sua mancata partecipazione ad una udienza, che non si è trasformata in una resa solo perché l'udienza si è comunque tenuta.
D'altra parte, la estrema gravità della situazione è testimoniata dalla straordinaria entità delle misure di protezione immediatamente disposte ed attuate dal Ministro dell'Interno all'esito di una riunione del Comitato dell'ordine e della sicurezza pubblica tenutasi proprio a Palermo.
Ecco, vorremmo proprio partire dalle recenti affermazioni del Ministro dell'Interno che ha dichiarato che ogni attacco alla sicurezza dei Magistrati é un attacco allo Stato, contro cui lo Stato reagirà con ogni mezzo di cui dispone.
In queste importanti e perentorie affermazioni intravediamo il segnale incoraggiante di una rinnovata consapevolezza della centralità che in un sistema democratico è attribuita alla giurisdizione e dell'auspicio che si esaurisca rapidamente una stagione, protrattasi troppo a lungo ed i cui segnali ancora purtroppo persistono, di una sistematica delegittimazione della funzione giudiziaria, di un costante attacco contro l'autonomia e l'indipendenza della Magistratura, ripetutamente denigrata ed additata pubblicamente come una consorteria animata da finalità eversive.
Una Magistratura delegittimata é assai più vulnerabile ed è molto più esposta anche sotto il versante della sicurezza individuale dei Magistrati, mentre l'azione sinergica tra i poteri dello Stato ne rafforza l'azione di controllo di legalità e ne agevola la funzione di tutela dei diritti.
La Giunta distrettuale dell’Associazione Nazionale Magistrati ha ritenuto di dedicare particolare attenzione al tema della sicurezza e per questo ha deciso di indire per il prossimo mese un’assemblea distrettuale dedicata, nella quale auspichiamo la partecipazione di rappresentanti della Giunta centrale dell’A.N.M. e di altri soggetti istituzionali, in base ad un programma in corso di definizione.
Abbiamo constatato, infatti, un preoccupante aumento degli episodi di intimidazione e di minacce che si sono verificati contro Magistrati operanti in diversi uffici del distretto, magistrati giudicanti e magistrati requirenti, nonché contro figure ausiliarie, come gli amministratori giudiziari, che operano nell'ambito del delicatissimo settore delle misure di prevenzione, in particolare a Palermo e Trapani.
Appare del tutto ragionevole il sospetto dell'esistenza di un'unica strategia destabilizzante, finalizzata ad ostacolare il rientro delle imprese sottoposte all'amministrazione giudiziaria nel circuito della legalità e dell'economia di mercato, perseguita anche soffiando sul fuoco del conflitto sociale e sollecitando la reazione dei soggetti deboli, nei quali viene indotto ed alimentato l'aberrante convincimento che la sottrazione delle attività imprenditoriali alla gestione da parte delle organizzazioni criminali, e mafiose in particolare, sia causa di perdita dell’occupazione.
Siamo convinti, peraltro, che il tema della sicurezza debba essere affrontato con un approccio sistematico ed in un'ottica più globale, che, travalicando l'ambito del pur doveroso apprestamento, che in ogni caso deve essere assolutamente tempestivo, delle misure di sicurezza al singolo soggetto destinatario degli atti intimidatori ed all'esito del verificarsi degli stessi, si orienti verso un progettualità complessiva.
E’ necessario che venga promossa ed incentivata, innanzitutto tra i dirigenti degli uffici giudiziari, una seria attività di intelligence, di analisi preventiva e di monitoraggio dei procedimenti, che consenta di agevolare e razionalizzare la individuazione e la selezione degli obiettivi sensibili, per i quali, con un congruo impiego delle pur esigue risorse umane e materiali a disposizione, disporre ed attuare le misure di protezione necessarie.
La sicurezza dei Magistrati non può e non deve essere soltanto un problema di tutela estemporanea della incolumità del singolo, così come l’assegnazione di misure di protezione deve obbedire ad esigenze di effettiva esposizione a rischio.
Intendiamo sollecitare una "cultura" del tema della sicurezza che muova dalla consapevolezza della sua diretta connessione funzionale con la tutela delle istituzioni democratiche, e che abbia come obiettivo non soltanto le persone ma anche i luoghi nei quali si esercita la giurisdizione o che comunque siano riconducibili all'esercizio della giurisdizione.
Non pensiamo certamente a Palazzi di Giustizia trasformati in zone militari, ma a strutture dotate di efficienti sistemi, anche tecnologici, di vigilanza e di protezione.
Sappiamo che il Consiglio Superiore della Magistratura non è titolare di competenze dirette in materia di sicurezza; crediamo, tuttavia che già attraverso l'azione costante e determinata di tutela dell'autonomia, dell'indipendenza e del prestigio della Magistratura che quotidianamente svolge con scrupolo, come avvenuto anche fino a due giorni fa, concorre a rafforzare l'esercizio efficiente della funzione giudiziaria, che è già un modo per rafforzare la sicurezza.
Dal C.S.M. non ci aspettiamo interventi taumaturgici, né al C.S.M. chiediamo, con uno stanco ed abusato rituale, di adoperarsi per sollecitare generalizzati aumenti degli organici, che pure dovrebbero essere effettuati, ma in modo mirato e fondato su specifiche, concrete e motivate necessità.
Riteniamo, però, senza rivendicare alcuna primazia o invocare privilegi di sorta, che la specificità della realtà siciliana, ed in particolare del distretto palermitano, oggi testimoniata dalla presenza del Consiglio, richieda ancora più attenzione ed un ulteriore sforzo, soprattutto verso gli uffici periferici, nei quali i contestuali plurimi trasferimenti di Magistrati, che si ripetono ciclicamente riducendo drasticamente il già esiguo organico, causano una preoccupante soluzione di continuità nel regolare esercizio della giurisdizione, con il rischio di un allentamento dell'efficacia dell'azione giudiziaria e del contrasto all'attività illecita delle organizzazioni criminali, che in quei territori è frequentemente più pervasiva.
A tali situazioni cercano di fare fronte i dirigenti degli Uffici, spesso costretti letteralmente ad “inventare” soluzioni adeguate, ed i Colleghi che, con sforzi talvolta difficilmente esigibili, suppliscono alle periodiche scoperture dell’organico, accollandosi oneri e responsabilità che, però, potrebbero finire per incidere negativamente sul rendimento e sulle valutazioni di professionalità.
”Felice il Paese che non ha bisogno di eroi”, diceva Galileo nell’opera di Brecht: noi non siamo eroi, non vogliamo esserlo, vogliamo continuare ad essere soltanto servitori dello Stato ed esercitare la giurisdizione; continueremo a fare la nostra parte e siamo certi che anche le altre Istituzioni faranno la loro.
Palermo, 20 dicembre 2013